INTERVISTA AI BLASTEMA

 

 

 

di Valeria C. Giuffrida

 

pubblicato da www.globusmagazine.it

 

 

Prima dell’ avvento dell’ ultimo Sanremo i Blastema mi erano sconosciuti, non sapevo chi fossero e francamente penso di essermi persa qualcosa, recupererò.

Un giorno, per caso, ascolto il singolo sanremese “Dietro l’intima ragione”, un brano di grande bellezza e penso che per i canoni del santo della canzone, i signori usciranno alla prima selezione.

Vengo smentita e ne sono felice.

Non vincono, però sono certa che ne sentiremo parlare.

Infatti le interviste ai Blastema fioccano ed io decido che devo partecipare a questo bellissimo gioco che a mia modesta opinione ci sta regalando un’ altra band di calibro con un sound che ho il sentore lascerà un bel solco netto.

Ai posteri l’ ardua sentenza, intanto io partecipo al gioco facendo una bella chiacchierata con una persona piacevolissima Matteo Casadei, voce del gruppo dei Blastema.

Parliamo del Sanremo appena concluso, qual è stato il vostro approccio con un palco che di rock ne mastica poco e ha fatto non poche vittime illustri?

Il nostro unico compito era suonare come suoniamo di solito, per cui, nei limiti abbiamo cercato di vivere il palco di Sanremo esattamente come tutti gli altri. Per fortuna di palchi ne abbiamo vissuti molti, per cui siamo smaliziati, ma per quanta gavetta o carriera tu abbia alle spalle, il palco di Sanremo crea sempre una situazione di tensione per vari aspetti, sei al centro dell’ attenzione, hai tre minuti per dimostrare chi sei facendo musica su un palco che privilegia lo spettacolo, per cui i fattori che vanno a concentrarsi in una settimana sono davvero tanti, l’unica cosa da fare è spegnere il cervello e lasciarsi andare.

Rimasti in quattro avevate accarezzato l’ idea di vincere?

Assolutamente no! Sapevamo che era matematicamente impossibile. Certo una volta che abbiamo saputo che eravamo passati, abbiamo affrontato l’ ultima prova con maggiore tranquillità.

Pur non vincendo, però, il riscontro è ottimo, i media vi sostengono e i fans altrettanto, anzi sono aumentati….

Ne siamo molto contenti. Quando si presenta a Sanremo un gruppo come il nostro possono accadere due cose: o deludi chi ti ha sostenuto sino a quel momento, oppure, per fortuna come è accaduto a noi, riesci nell’ intento di farti apprezzare ancora di più, per cui il minimo che potevamo fare era calcare quel palco al meglio per restituire la stima che abbiamo ricevuto.

Il vostro sound così come i vostri testi, non si possono definire di facile acchito, diciamo che siete ben lontani dallo stereotipo della canzone commerciale, ma come dicevamo avete un nutrito numero di sostenitori a dimostrazione che il pubblico vuole ben altro dalla musica oggi……

Io non so se il nostro gruppo si può fare portavoce di una generazione, posso asserire però, facendone parte, che esiste una generazione di persone cresciuta ascoltando un certo tipo di musica che in Italia non trova spazio, così come è maturata pensando ad un certo tipo di contenuti che sono stati preclusi.

Se poi vogliamo parlare di logiche di mercato per cui è più facile produrre qualcuno che esce dalla televisione, piuttosto che investire su chi da anni fa gavetta sui palchi a questo non so rispondere, posso solo asserire che noi siamo felici di dimostrare che non è vero che l’ elettroencefalogramma è piatto, anzi.

La realtà è che  basta un piccolo stimolo come il nostro che siamo una goccia nel mare delle tante realtà che esistono, di cui tu che sei siciliana ne sei ben a conoscenza, visto che siete una fucina di inestimabile di artisti, per portarne alla luce cento, se noi possiamo servire anche a questo, che ben venga.

Il vostro gruppo nasce sui banchi di scuola e vive diversi cambiamenti, pensi che questa sia la formazione definitiva? Cosa pensi che questi mutamenti abbiano apportato alla vostra musica?

Quando noi abbiamo scelto Blastema come nome del gruppo, è stato per il suono, ci piaceva.

Con il tempo ci siamo accorti che il significato reale dalla parola è: “organismo in trasformazione perenne”, per cui per una sorta di destino era intrinseco che dovessimo mutare.

Non so dirti se questa è la nostra formazione definitiva posso dirti che, fuor di ogni dubbio è il frutto di come sono andate le cose.

Quando Luca Agostini, il nostro precedente bassista, per motivi personali ha deciso di lasciare il gruppo ha passato lui stesso il testimone a Luca Marchi e sinceramente penso che se questo cambiamento non fosse avvenuto, probabilmente noi non saremmo mai andati a Sanremo. Noi ci siamo sempre abbandonati agli eventi e sin ora è andata bene così.

Direi proprio di si. In tema di fato, anche la vostra collaborazione con Dori Ghezzi e la Nuvole Productions ha un qualcosa che nasce dal destino e vale la pena di raccontarlo…

Aprire la propria mail e trovare “Ciao sono Luvi De Andrè vorrei produrre il vostro disco” è qualcosa di surreale. Eppure è andata esattamente così.

Luvi ci aveva ascoltato su Youtube le siamo piaciuti e dopo pochissimo tempo ci hanno proposto di far parte della loro etichetta. Lavorare con loro è molto stimolante perché sono persone aperte al dialogo e ti lasciano una bella libertà che fuor di ogni dubbio aiuta. In più ci hanno fatto firmare un contratto che non prevede penale, quando abbiamo chiesto lumi, ci hanno risposto che loro stavano investendo su di noi e non il contrario. Davanti a delle personalità così illuminate rimani senza parole.

Assolutamente si! Adesso arriverà certamente un tour che speriamo vi porti in Sicilia…

Siamo venuti a Catania solo una volta e non vediamo l’ ora di tornare, perché ci siamo divertiti come pazzi.

Vivete in un ambiente multiculturale talmente vasto che sembra di stare a New York.

Il siciliano per apertura mentale ed ospitalità è imbattibile.

Ho incontrato persone dotate d’ intelligenza pura e tutti musicisti, che ti vengono ad ascoltare non con lo spirito di aspettare che sbagli per criticare, ma bensì con il totale spirito di abbandono alla musica. Situazione decisamente rara, per cui non vediamo l’ ora di ritornare.

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