INTERVISTA AD ALESSIO BONI

di Valeria C. Giuffrida

 

Pubblicata da “Il corriere del sud” – Anno 2004

 

Incontriamo Alessio Boni, tra i protagonisti della fiction “Vite a Perdere” presentata al “Prix Italia” protagonista a Catania nella seconda edizione consecutiva.

Sei al centro di molte fiction e devo dire tutte di qualità, la prossima che ti vedrà protagonista è “Vite a perdere”, uno spaccato di vita anni ’70 – ’80 che in realtà racchiude in se ben poca fiction, viste le scene molto realistiche…..

….Infatti, poteva benissimo essere un film, perchè  ha in sé un taglio ed una tematica più da cinema che da fiction. In televisione vanno più le storie dei Santi, perchè la TV italiana si obbliga a dare un’immagine legata alla morale. “Vite a perdere” offre uno spaccato più da cinema, perch’è una fiction molto d’impatto, che lascia un disagio alla fine, eguagliabile solo ad un pugno allo stomaco.

….Quindi un fiction molto forte….

….Si, soprattutto il primo tempo. Abbiamo, anche, dovuto edulcorarla un po’ togliendo molte parolacce, però c’è un bel equilibrio, riesce a creare uno stato d’ansia nella prima parte e diventa molto più intimista nella seconda.

Parliamo, comunque, di sentimenti assolutamente reali, con tutti i pro ed i contro del caso…

Si sicuramente.

Hai definito “Vite a perdere” una fiction che poteva, tranquillamente, essere programmata sul grande schermo, quello ch’è accaduto con “La meglio gioventù” di Giordana, che ti vede anch’essa protagonista….

…Oramai considero, realmente, labile la differenza tra il cinema ed una buona fiction.

Quello ch’è accaduto con “La meglio gioventù” l’ha voluto il caso. La mancata messa in onda, i rinvii hanno fatto si che sbarcassimo a Cannes. Al Festival avevano selezionato 908 film, venire scelti significa essere tra i primi cinque al mondo, vincere è battere il cinema. Questo è un esempio, fine a se stesso, perchè dobbiamo definitivamente dimenticare che esiste solo una televisione di serie A ed una di serie C, esistono, ma lo stesso va detto per il teatro e per il cinema. Il teatro non significa qualità a tutti i costi, la medesima cosa  vale per la cinematografia.

A tuo parere, cosa determina la qualità di un lavoro?

I tempi. Per fare le due puntate di “Vite a perdere” hai dieci settimane per girarle, giri in pellicola con un direttore della fotografia, una soap come “Incantesimo” devi correre con un matto, impari a memoria venti pagine a memoria, giri dieci scene al giorno ed indubbiamente perdi di qualità perchè diventa un meccanismo…

…. Sicuramente, con questi tempi, perdi in emozioni…

…Certamente, perchè a livello di energie ne esci massacrato.

La concorrenza “sleale” che circonda voi attori, attorniati da presunti artisti che arrivano al successo, grazie al “Grande Fratello”, quando non è un calendario, cosa significa per chi fa il mestiere con amore come te?
A mio avviso bisogna essere persone di valore nel proprio lavoro e non di successo, qualunque sia la carriere che si è intrapresa. Cercare a tutti i costi di apparire su una copertina, piuttosto che in una trasmissione televisiva, senza alcun merito, a mio avviso è molto scadente. Il mio lavoro, per me, è molto importante, quando ti trovi a parlare con qualcuno di questi attori per caso e ti accorgi che, di base, non sanno nulla di questo mestiere effettivamente rimani con dell’amaro in bocca, il pubblico però è il miglior giudice e riesce a distinguere la qualità di un prodotto.

…Mi permetto di contraddirti, spesso programmano fiction scadenti, con il personaggio del momento, magari arrivato direttamente dalla trasmissione boom di ascolti, al quale spesso vengono affiancati anche degli ottimi attori, che in quel contesto diventano a loro volta penosi…

Hai ragione, però sino a quando ci sarà gente che fa della propria bellezza la sua unica arma e troverà gente che glielo permette….

L’unico scopo, oramai, è l’ascolto a tutti i costi, quindi va bene il personaggio di copertina e poco importa se recita o no….

….l’ Audience, oramai è diventato tutto. I produttori non investono. La priorità non è la storia, ma ciò che può fare ascolto. Fortunatamente esistono dei produttori che rischiano, anche se sono pochi, come Barbagallo e Procacci, però esistono ed alla fine vengono anche premiati. Questo discorso è talmente ampio, che risponderti diventa un ‘impresa, purtroppo è un modo di vedere le cose radicato in Italia da 25, 30 anni e sarà difficile modificarlo se non coi fatti.

La provocazione che sta alla base di questo discorso, nasce perchè sto parlando con un bel ragazzo, che poteva fare del suo aspetto il suo biglietto da visita, invece, ha attuato delle scelte di qualità a dispetto della bella faccia…

La bella faccia, a lungo andare, diventa una maschera di gesso insopportabile. La macchina da presa è una radiografia che evidenzia la vanità, l’egocentrismo, alla fine stuccano quando non si ravvisa nessuna forma d’emozione, né la capacità di farlo.

James Dean diceva: “Essere un bravo attore è difficile, essere un uomo è difficilissimo, io vorrei esserli entrambi nella mia breve vita”, personalmente condivido in pieno questo suo pensiero, perchè al momento scegli di fare l’attore è fondamentale la coscienza di uomo. Il nostro lavoro ci porta a toccare dei tasti delicatissimi dell’animo umano. Un uomo, a mio avviso, si distingue quando segue il suo dovere e non la sua comodità. Se ti siedi e diventi miliardario perchè hai fatto dieci anni di fiction, non credo che tu sia un grande attore, non hai attuato nessuna forma di ricerca.

… Per te è basilare la ricerca….

Fondamentale, domani voglio essere migliore di oggi

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