INTERVISTA A CATENA FIORELLO

Pubblicato da Globus Magazine – Bimensile Maggio 2013

 

Incontro Catena in un dodici marzo primaverile, la giornata è veramente bella e viene voglia di passeggiare e chiacchierare.

La passeggiata la si riserva per il dopo, la chiacchierata, tale diventa ciò che doveva essere un’ intervista, ce la concediamo davanti ad un caffè all’ interno dell’ Hotel Excelsior.

Con “Dacci il nostro pane quotidiano” ho avuto la sensazione che si fosse chiuso il cerchio partito da “Nati senza camicia”…

….Ma anche “Picciridda”. E’ la mia storia, la storia della mia famiglia e non è stato facile affrontarla. L’ elemento comune è la povertà, parola che io amo molto, non per il senso di tristezza intrinseco, ma bensì perché rappresenta uno stato che ti aiuta l’ingegno. I qualsiasi campo i più geniali sono per lo più persone che sono state povere. Ecco perchè nei miei libri è spesso protagonista.

Stiamo vivendo un periodo storico brutto ed io mi sono chiesta cosa potevo fare, posso scrivere una storia, ma non una qualunque quella della mia famiglia che mangiava grilli, eppure ce l’ abbiamo fatta, ma non nel diventare famosi, siamo riusciti a vivere dignitosamente col solo stipendio di mio padre, se non era ingegno quello di mia madre nel cucinare non so cosa lo fosse. ….

…ciò che più conta è il fatto che siete una famiglia unita…

….direi normale. Siamo una famiglia normale che si vuole bene e si aiuta, il fatto che qualcuno possa vederci come speciali, mi preoccupa. Non siamo la famiglia della pubblicità, siamo fratelli che si vogliono bene e che ci sono l’ uno per l’altro credo che sia abbastanza normale.

Un punto focale, a mio avviso, del libro è il titolo “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, perché proprio questo titolo?

E’ la mia preghiera preferita, la amo molto e vista la storia che racconto non poteva che essere il titolo del libro.

Perché hai deciso di inserire delle ricette tipiche della tradizione siciliana all’ interno del libro?

Sicuramente non per pubblicare l’ennesimo libro di cucina, penso che ci sia in giro un’ emorragia di libri culinari. E’ stato un omaggio alla cucina di mia mamma ed alla tradizione culinaria siciliana.

Altro filo conduttore la musica…

…a casa mia era impossibile pensare di vivere senza musica. Mio padre cantava ed aveva una voce bellissima. Se non c’era la radio accesa, qualcuno cantava, era proprio un sottofondo costante della nostra vita. Mia madre per buttare la pasta aspettava che mio padre entrasse nel portone cantando.

La musica non manca neanche nei tuoi libri, è sempre presente…

….E’ vero. in “Picciridda” trovi Le mille bolle blu o Dadaumpa, in “Casca il mondo” è protagonista il canto brasiliano, che io amo molto, in “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” tocca a Modugno con “Piange il telefono” piuttosto che “Amara terra mia” erano tutte canzoni che amava mio padre, era un maestro di serenate e quando in paese qualcuno doveva riconquistare la propria donna lui era il punto di riferimento.

Citato Modugno non possiamo non parlare di tuo fratello Giuseppe….

….in molti pensano che in mia presenza non si possa parlare dei miei fratelli, non è vero. Amo i miei fratelli e penso che siano persone meravigliose. Quello che non amo è che mi si usi per arrivare a loro. Giuseppe, che peraltro proprio oggi compie 44 anni, è stato splendido nel ruolo. Penso che abbia ben evidenziato ciò che mi ha sempre colpito di Modugno, la determinazione. Era un uomo che credeva in quello che faceva e non si faceva fermare da niente. Mio padre era così, la sua forza di volontà era di ferro.

 

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