GINO PAOLI E DANILO REA

 

 

 

 

di Valeria C. Giuffrida

 

Pubblicato da www.globusmagazine.it

 

 

 

“Esistono poesie che non si leggono che non necessitano di un titolo scritto su un libro per essere tali, sono le poesie del quotidiano, quelle che nascono dal nulla, anche in una di quelle strade di periferia che sembrano sporche anche quando sono pulite”. Queste sono le parole usate dal grande Gino Paoli per introdurre “Albergo a ore”, noto suo brano che di poesia ne regala tanta.

L’ immenso Gino, però dimentica, un’ altra essenza che può definirsi poesia, è il suo canto, così lineare, sottile, mai urlato, che sottolineato dall’ arte immensa di Danilo Rea al pianoforte è poesia, pura.

E ieri di poesia allo Sheraton di Catania, la poeticità sicuramente non è stata lesinata.

In un concerto solo, si fa per dire, piano e voce, Gino Paoli e Danilo Rea, hanno regalato ai presenti il connubio fenomenale della voce calda di Paoli e della maestria di Rea, per un tempo che non si può definire, visto che ovviamente se ne perdeva il senso.

Ovviamente si è concluso troppo presto, quando sul palco ci sono due grandi, i concerti sono sempre troppo brevi, stringati e come tutti i presenti, chi scrive avrebbe voluto che continuassero chissà per quale lasso di tempo infinito.

Le cose belle, però, si sa, hanno durata breve e forse è l’ essenza necessaria per rimanere col sapore in bocca e quel gusto che non si dimentica ed al solo pensarci se ne riassapora il gusto e l’ odore.

Che gusto aveva il concerto di Paoli e Rea?

Chi può definirlo? Ognuno avrà dato al tutto un gusto personale, quello intimo della voce di Paoli? O quello estroso della maestria di Rea? Oppure entrambi?

Vero è che alla fine si incontrava solo gente soddisfatta, con un bel sorriso e questo significava solo che a modo suo, col proprio stato d’ animo si era gustato qualcosa di bello, in un unico connubio quello del bello a prescindere.

A Paoli chi scrive si permette un solo rimprovero o simpatico e confidenziale buffetto, quello di aver privilegiato il repertorio napoletano alle sue meravigliose canzoni, che sinceramente, avrei preferito ascoltare.

Bello, invece, l’ omaggio agli amici di sempre perduti sulla strada della vita, da Fabrizio De Andrè a Tenco, passando per Bindi.

Nonostante i bis e le richieste a gran voce, anche in questo caso “la musica è finita e gli amici se ne vanno” giusto per citare una grande artista ed amica di Paoli, Ornella Vanoni, per cui un sipario immaginario si chiude e si chiude sulle note di una delle canzoni più belle “Ti lascio una canzone” e Paoli va a fumarsi la sua anelata sigaretta, impossibile da fumare sul palco.

 

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